Employment outlook OCSE 2014

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L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico OCSE ha recentemente presentato il rapporto sul mercato del lavoro nei Paesi occidentali, compresa l’Italia. Nell’area OCSE 16,3 milioni di persone sono senza lavoro da oltre un anno, oltre il 35% dei disoccupati. In Italia, i disoccupati (senza lavoro da almeno 12 mesi) sono quasi il 57% del totale, con un picco del 61,5% tra quelli con età > 55.
E’ previsto che in Italia la disoccupazione continui a salire durante il 2014 arrivando al 12,9% (rispetto al 12,6% del 2013); dovrebbe scendere nel 2015 al 12,2%.
I più danneggiati sono sempre i giovani: il 52,5% di età < 25 anni (italiani) hanno un contratto di lavoro precario (rispetto al 26,2 % del 2000 ed al 52,9 % del 2012). L’OCSE evidenzia, con preoccupazione, che l’«esercito dei disoccupati» ha ormai perso le motivazioni ed il capitale umano si è impoverito.
Nell’area OCSE i numeri parlano da soli: 16,3 milioni di persone sono senza un posto da almeno 12 mesi (+ 85% rispetto al 2007); l’OCSE evidenzia che «per i governi è urgente dare la priorità alle misure per l’occupazione e la formazione di disoccupati di lunga durata». Il 70% dei lavoratori vive male una “sfasatura” tra la propria occupazione ed il percorso formativo seguito; in altre parole, hanno qualifiche troppo elevate o troppo basse per il lavoro che svolgono o svolgono una professione che non ha nulla a che vedere con l’Università frequentata. L’OCSE sottolinea, inoltre, che: «l’eccessivo affidamento al lavoro temporaneo è dannoso per le persone e l’economia .. i lavoratori con questi contratti si trovano spesso ad affrontare un grado di precarietà più elevato e le imprese tendono a investire meno nei lavoratori assunti senza un contratto fisso». Un meccanismo che rischia di «deprimere la produttività e lo sviluppo del capitale umano». Servirebbero politiche in grado di regolare meglio, e in modo più incisivo, il mercato dei contratti che portino a una riduzione del gap tra garantiti e non garantiti.
Nella nota sull’Italia, infine, l’OCSE evidenzia che la tendenza all’aumento della disoccupazione giovanile «si accompagna con l’ancor più preoccupante aumento dei giovani inattivi che non frequentano corsi di istruzione»; la percentuale di giovani non in educazione, occupazione o formazione (i cosiddetti «NEET») «è salita di 6,1 punti, raggiungendo il 22,4% alla fine del 2013». Per questi giovani, sottolinea l’organizzazione, «cresce il rischio di stigma, cioè di subire un calo permanente di prospettive di occupazione e remunerazione». Questo è un dramma per i giovani, per le loro famiglie e per il futuro stesso dell’Italia!

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