La qualità del costruire per la qualità del futuro

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In un bellissimo libro scritto dal grande progettista italiano ing. Pier Luigi Nervi veniva sottolineato che: «il costruire è, senza confronti, la più antica ed importante delle attività umane. Nasce dal soddisfacimento di esigenze materiali dei singoli e della collettività, e si eleva ad esprimere i più profondi e spontanei sentimenti; riunisce in una unica sintesi lavoro manuale, organizzazione industriale, teorie scientifiche, sensibilità estetica, grandiosi interessi economici, e, per il fatto stesso di creare l’ambiente della nostra vita, esercita una muta, ma efficacissima, azioni educativa su tutti.

il Direttore Sergio BiniD’altra parte, con l’esprimere giudizi, con il manifestare predilezioni o contrarietà verso particolari aspetti e tendenze di esso, o, infine, con diretto intervento, tutti concorrono a determinare i caratteri e le direttive dei suoi sviluppi. Per i suoi multiformi aspetti, per la sua durata nel tempo, per i fattori scientifici estetici, tecnici e sociali che in essa si fondono, è più che giustificato considerare l’attività del costruire come la sintesi più espressiva delle capacità di un popolo, e l’elemento più significativo per giudicare il grado della sua civiltà e lo spirito di essa. E’ evidentemente impossibile portare l’attività edilizia ad un così alto livello per cui ogni costruzione diventi un’opera d’arte, ma è nel limite delle possibilità, e sarebbe di una grande importanza morale, economica e sociale, orientare la nostra edilizia verso il pieno soddisfacimento delle caratteristiche di buona funzionalità, buon rendimento economico, serietà e compostezza estetica, in una parola verso una correttezza costruttiva dalla quale oggi siamo, troppe volte, molto lontani …». Queste parole mi sono sembrate concatenarsi con un discorso, vecchio quanto il mondo, che affonda le radici già nelle prime pagine della Genesi: “la capacità salvifica del bello, del buono e delle cose ben fatte”; concetto che noi qualitologi chiamiamo «Qualità»! Mi piacerebbe tanto richiamare, al riguardo, tante citazioni su questi valori aggrediti dal relativismo e dall’effimero, ma lo spazio disponibile me ne consente solo due: Antoine de Saint Exupery: «vivo con fatica la mia epoca. In essa l’uomo muore di sete e non esiste al mondo un problema più grande di questo: dare agli uomini un senso spirituale, un’inquietudine spirituale. Non si può vivere di frigoriferi, di bilanci e di politica. Non si può! Non si può vivere senza poesia, senza colore, senza amore. Lavorando unicamente per acquistare dei beni materiali finiremo con il fabbricarci una vera e propria prigione»; Viollet le Duc, il grande architetto francese che ha “recuperato” la cattedrale di Notre Dame di Parigi, teorizzava che: «non si può creare un edificio sulla scorta di un vago e indefinito empirismo; le regole, nelle produzioni dello spirito umano, sono state un ostacolo per i mediocri ignoranti: esse sono un soccorso efficace e uno stimolo per gli spiriti eletti, esse non hanno mai impedito ai grandi la realizzazione di capolavori né hanno soffocato la loro ispirazione. Il merito degli architetti del Medioevo è stato quello di possedere regole ben definite; la sventura delle arti oggi – e particolarmente dell’architettura – è di credere che si possa fare tutto sotto l’ispirazione della pura fantasia». In linea con tali paradigmi valoriali occidentali, questo numero è volutamente dedicato all’arte del costruire, dello sperimentare e del comunicare “capolavori”, sia tangibili che intangibili. E’ per me, quindi, un onore poter aprire la Rivista con la presentazione del «ponte ferroviario strallato sul Po per la linea ad alta velocità Bologna-Milano», capolavoro del nostro «made in Italy», progettato dal “mio” professore Mario Paolo Petrangeli, il massimo progettista italiano di ponti. Arricchiscono il numero i prestigiosi ed interessanti articoli di padre Andrzej Koprowski s.j. (Direttore della Direzione Programmazione della Radio Vaticana), dell’ing. Carlo Carganico (Amministratore delegato di Italcertifer) e di stimatissimi colleghi come l’ing. Alvaro Fumi di Rete Ferroviaria Italiana, il prof. Gabriele Milelli, il colonnello Sebastiano La Piscopìa, il dott. Remigio del Grosso, l’arch. Sergio Danilo Pirro, il dott. Massimo Leone, l’ing. Luigi Giovannelli e il dott. Mirco Fellini; a tutti va il mio più sentito e grato ringraziamento. Buona lettura e “buona Qualità” a tutti!

IL Direttore: SERGIO BINI




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