«La Qualità del lavoro per la Qualità dei risultati…»

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Antoine de Saint-Exupéry teorizzava che «se vuoi costruire una nave, non far raccogliere ai tuoi uomini pezzi di legno, ma trasmetti loro la nostalgia del mare infinito»; gli faceva eco il compianto Franco D’Egidio: «una grande nave, può essere costruita nel modo migliore, può incorporare i migliori e più avanzati ritrovati della tecnologia; ma senza le giuste persone non andrà molto lontano». Il mondo del lavoro è da sempre interessato dal confronto tra dimensioni “emotive” e dimensioni “materiali”; la realtà quotidiana del lavoratore è un continuo oscillare tra le figure dell’homo faber e dell’animal laborans, teorizzate da Hannah Arendt e richiamate di recente dal sociologo Richard Sennet nel bellissimo libro «L’uomo artigiano» [edito da Feltrinelli]che dedica un importante capitolo proprio all’”ossessione della qualità”: capitolo che tutti dovremmo leggere attentamente.
il Direttore Sergio BiniMeritano spazio anche le parole di Michel Deleforge [che chiudono il capitolo nell’opera di J. M. Juran, La qualità nella storia,
Sperling&Kupfer, 1997; p. 384]: «il lavoro è una forma di cultura. Fin dai tempi più antichi, questa cultura si concretizza nell’armonia del braccio con la mente, della perizia manuale con la capacità speculativa. A partire dalla piramide egizie, dai templi greci, dal tempio di Gerusalemme e dalla strade romane, passando dai costruttori delle cattedrali medievali e rinascimentali … gli artigiani hanno cercato non solo di tramandare una testimonianza della loro abilità, ma anche di comunicare un messaggio di saggezza e una autentica cultura del lavoro: non una ideologia foriera di conflitti, ma un contributo all’umanità …. (perché) l’ideale supremo di tutti gli artigiani è la qualità del lavoro e la qualità dell’uomo. Per sapere come fare, devi sapere come essere. Ognuno di questi due modi di espressione e culmine dell’altro, e una cultura è completa quando ha realizzato l’armonia tra di essi».
Con la convinta consapevolezza che la Qualità di un prodotto e di un servizio non può essere mai superiore alla qualità dell’organizzazione che li realizza, questo numero della Rivista, viene dedicato al lavoratore affinché questi possa tornare ad essere l’artifex delle organizzazioni. Gli scritti degli autorevoli colleghi sono stati segmentati tematicamente in tre aree: la qualità del lavoro; la qualità dei lavori; la sicurezza sul lavoro.
Il tradizionale elzeviro di apertura è dedicato alla ricerca di una possibile risposta al quesito: «cosa è rimasto della Qualità Totale?»; è un autorevole contributo di Giorgio Merli, incontrato circa 30 anni fa alla presentazione di un interessantissimo libro dedicato ai “Circoli della Qualità”. Argomento questo che inspiegabilmente è sparito dalla cassetta degli attrezzi utili per una gestione partecipata, efficace ed innovativa delle organizzazioni. Il numero è completato con rubriche e box informativi e di aggiornamento.

Ringrazio gli autori per aver messo a disposizione di tutti gli importanti contributi; esprimo la mia gratitudine anche ai numerosi colleghi che hanno affidato i propri scritti alla Redazione e che, purtroppo, per motivi di spazio non risulta possibile inserire nella Rivista.
Questo può essere considerato un indicatore significativo della crescente attenzione che viene riservata dai lettori, dai Soci del “sistema AICQ, e dalla nutrita schiera di accademici che riconoscono a queste pagine il ruolo di vetrina adeguata per la propria produzione scientifica. Per rimuovere questa criticità, la Redazione di Qualità sta lavorando per creare dei supplementi periodici in “formato elettronico” aventi un numero di pagine almeno doppio dell’attuale versione cartacea; in questo modo potranno essere pubblicati sia gli articoli disponibili sia i contributi scientifici di una dimensione maggiore.
La versione elettronica del “supplemento” dovrebbe uscire alternativamente alla versione cartacea, cioè nei mesi pari; possibilmente a partire dal prossimo mese di agosto. Grazie a tutti e buona lettura!

IL Direttore: SERGIO BINI




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