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L’evoluzione della certificazione dei professionisti

MarchioACCREDIA-300x133L’evoluzione della certificazione dei professionisti a due anni dall’entrata in vigore della Legge 4/2013, ne parla Emanuele Riva, Vice Presidente IAF.

>>Presentiamo l’intervista di Accredia ad Emanuele Riva, Direttore del Dipartimento Certificazione e Ispezione di ACCREDIA e Vice Presidente dell’International Accreditation Forum (IAF), incentrata sull’importanza per i professionisti nel conseguire una certificazione sotto accreditamento.

Con l’entrata in vigore, il 10 febbraio 2013, dello statuto delle professioni non regolamentate, normato dalla Legge 4 del 14 gennaio 2013, è cambiato lo scenario per tutti quei professionisti la cui attività non è sottoposta alla vigilanza da parte di un Ordine professionale o di un Collegio.

Con la nuova disciplina diventa così particolarmente importante la qualificazione volontaria dei professionisti, non solo attraverso l’attestato rilasciato dalle Associazioni professionali di riferimento, ma anche e soprattutto con la certificazione di un Organismo accreditato da ACCREDIA.

Emanuele Riva, Direttore del Dipartimento Certificazione e Ispezione di ACCREDIA e Vice Presidente dell’International Accreditation Forum (IAF), spiega l’importanza per i professionisti del conseguire una certificazione sotto accreditamento.

“È importantissima – spiega – perché è la dimostrazione, in caso di contestazione, che il professionista è allo stato dell’arte. Trattandosi di professioni non regolamentate, non esistono infatti requisiti di legge per accedere, e la certificazione (che ha valore legale) rappresenta la garanzia che il professionista è qualificato e preparato per svolgere il compito al quale viene chiamato”.

La certificazione è un requisito solo volontario?
“No, diversi sono i settori per i quali la certificazione è obbligatoria per legge: ad esempio per i saldatori, ma anche per gli istituti di vigilanza, dove è richiesta la presenza di un professionista certificato (il Security Manager), per ottenere la licenza di esercizio. Sebbene il numero di categorie professionali che possono accedere alla certificazione sia maggiore, tra i singoli professionisti certificati è più alto il numero di coloro che lo sono obbligatoriamente.

Dall’entrata in vigore della Legge, sono già 172.215 i professionisti certificati sotto accreditamento (il 18% in più del 2014, quando erano 145.985, e il 30% in più del 2013), e il trend di richiesta di certificazione è in crescita anche per le richieste volontarie: le associazioni spingono infatti in questa direzione.

Molte sono quelle che hanno fatto richiesta e sono in attesa della pubblicazione delle relative norme UNI: poiché si tratta di professioni non regolamentate, la certificazione serve anche come garanzia di qualità”.

La certificazione è solo uno strumento burocratico per garantire che il professionista operi entro determinati parametri stabiliti da norme tecniche o consente anche di valutarne la competenza?
“Lo scopo primario è proprio quello di garantire la competenza, che è una combinazione di abilità e conoscenza. A ogni competenza viene associato un metodo di valutazione, più o meno come accade per le professioni ordinistiche. Ed è necessario superare un minimo di tre valutazioni (tipicamente scritta, orale e pratica) per ottenere la certificazione”.

Come si svolge il processo di certificazione? Qual è la garanzia che si tratti di un giudizio imparziale e indipendente?
“Chi valuta il candidato non può essere lo stesso soggetto che ha seguito la sua formazione, e l’esaminatore non può essere anche docente formatore. Ogni pratica viene successivamente rivista da una commissione terza.

E ACCREDIA a sua volta ispeziona e valuta periodicamente, a campione, gli Organismi deputati a rilasciare le certificazioni. Questo meccanismo garantisce la massima trasparenza, imparzialità e indipendenza”.

L’accreditamento è valido anche negli altri Paesi dell’Unione europea?
“Sì: in ogni Paese UE è presente un Ente riconosciuto dal proprio Governo (quindi il corrispondente di ACCREDIA in Italia) con il quale il nostro Paese ha accordi di reciprocità. Inoltre, tutti questi Enti nazionali effettuano un controllo sull’attività dei corrispettivi degli altri Paesi, garantendo in questo modo la trasparenza in tutti i processi di certificazione”.

Quali sono i prossimi passi nell’ambito della certificazione per le professioni?
“Nell’immediato, incrementare il numero di figure professionali per le quali è possibile la certificazione: l’ultima in ordine di tempo è quella del Project Manager, responsabile della gestione e della conduzione operativa di un progetto, alla quale si applica la norma UNI ISO 21500.

In seguito, l’idea è quella di aprire anche alle professioni ordinistiche, alcune delle quali hanno già espresso interesse per la certificazione.

L’Ordine degli ingegneri, per esempio, sta valutando la possibilità di creare un Organismo che possa certificare le singole competenze specifiche dei propri iscritti. E l’Europa, da parte sua, chiede sempre più di slegare la competenza dal titolo di studio, rendendo quindi fondamentale la certificazione per i professionisti”.

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